Da Castel Viscardo a Monterubiaglio, sulle antiche tracce di San Bartolomeo Apostolo

Nasce dalla collaborazione tra l’Associazione “Pietre Vive”, l’Asds “Ettore Majorana” di Orvieto e la Polisportiva Castel Viscardo, la prima escursione che per domenica 16 febbraio invita tutti a compiere un cammino lungo circa 13 chilometri in sette ore, incluse soste e visite, coprendo un dislivello in salita e discesa di 350 metri. Ai partecipanti sono richiesti abbigliamento da trekking, scarponi adeguati e la voglia di mettersi in marcia “Sulle antiche tracce di San Bartolomeo Apostolo”.

Il ritrovo è alle 8.45 in Piazza Italia, per dare seguito alla visita della Chiesa Parrocchiale di Castel Viscardo, con particolare attenzione alla tela che raffigura Santa Caterina e San Bartolomeo. Alle 10, la partenza alla volta dell’antico insediamento di Selci e San Bartolomeo e, mezz’ora dopo, il percorso sui residui della Via Traiana Nova, fino alle zone di Santa Maria e San Bartolomeo. Alle 11.15 si imboccherà il sentiero che condurrà al Romitorio Francescano di Santa Rufina.

Qui l’arrivo è previsto intorno alle 13, giusto in tempo per il pranzo al sacco. Un’ora dopo l’escursione, aperta a tutti a fronte del pagamento di 3 euro, muove in direzione Monterubiaglio, dove si arriverà intorno alle 15.30 per visitare la Chiesa di Sant’Antonio Abate e i residui di San Bartolomeo. Una formula, questa, che abbina l’atto rigenerante e condiviso della camminata all’aria aperta con la sete di conoscenza di urgenze storico-artistiche territoriali, troppo spesso in ombra.

Il culto longobardo di San Bartolomeo – spiegano gli organizzatori – si deve al recupero fatto del corpo del santo da parte del Re Sicardo che salvò le spoglie a Lipari, togliendole dalla depredazione degli arabi, e traslandole prima a Salerno e poi a Benevento nell’IX secolo. Con quello che si crede il successivo arrivo a Roma all’Isola Tiberina, intorno al 1000, il culto ebbe una grande espansione, arrivando anche in luoghi limitrofi e di passaggio come le ville non fortificate poste sulle vie consolari.

Tra l’attuale Castel Viscardo e Monterubiaglio esistevano due chiese dedicate a San Bartolomeo, entrambe sul passaggio della via consolare romana detta Traiana Nova. Della prima rimangono solo alcuni reperti – poche pietre, perché la maggior parte utilizzata per la costruzione di una torre all’interno del castello – e la zona che ancora porta questa indicazione toponomastica, con il titolo parrocchiale che poi era stato portato a Castel Viscardo.

Della seconda sono stati ritrovati recentemente parte delle mura e dell’abside, con alcuni stralci di affreschi, al di sotto della pavimentazione dell’attuale Chiesa di Sant’Antonio Abate. Entrambe erano raggiunte e segnalate dal vescovo Ponzio Perotto nel 1357 in atto di visita pastorale. Il percorso di snoda da dentro il borgo di Castel Viscardo e la sua chiesa parrocchiale, all’interno della quale è eretto l’altare Santini nel quale si trova la pala opera di Giacomo Wernle, pittore tedesco al soldo della famiglia Spada, che rappresenta San Bartolomeo e Santa Caterina di Alessandria, i santi a cui erano dedicate le antiche chiese.

Da qui si raggiungerà, attraversando Castel Viscardo, la zona nella quale scendeva la Via Traiana Nova, per poi risalire verso l’Altopiano dell’Alfina prendendo poi il sentiero che conduce verso il Paglia. Prima dell’arrivo al fiume visiteremo l’eremo nel quale si trova ancora un mulino a gore, di cui le prime notizie sono del XVI secolo.

Da Santa Rufina, a fine ‘500, risaliva quasi giornalmente padre Gerolamo de Assa, cappellano della Chiesa di San Bartolomeo, ormai all’interno delle mura del Castello di Viscardo. Dopo la sosta per il pranzo si riprende la strada per Monterubiaglio, borgo nel quale si visiterà la Chiesa di Sant’Antonio e i sottostanti reperti della Chiesa di San Bartolomeo di cui si hanno notizie dalla seconda metà del ‘200. Entrambe le denominazioni delle chiese si persero a fine ‘500“.

Sfogliando il libro di Bianca Tavassi “La Greca Valentini, Orazio Spada e la Chiesa della SS. Annunziata a Castel Viscardo”, si apprende che l’antico protettore di quest’ultimo era proprio San Bartolomeo. Il 24 agosto 1644 Orazio Spada annotava “Feci celebrare a Castel Viscardo una messa in onore di San Bartolomeo Apostolo et ordinai, che si continuasse ogni anno, per rispetto delle Saette che ogni anno colpivano nella torre, la quale si disse che fosse restaurata con pietre di una chiesa dismessa in campagna in luogo detto anco oggidì San Bartolomeo”.

La torre era stata restaurata nel 1624, la zona in campagna nei pressi della variante stradale anche oggi è identificata col toponimo San Bartolomeo. Qui esisteva la Villa Selci, un insediamento più antico di Castel Viscardo con la sua chiesa dedicata a San Bartolomeo, il cui titolo fu poi traslato nel ‘500 nella chiesa all’interno della mura del Castello di Viscardo Ranieri. La tela è di J. Wernle, “Madonna con Bambino e i Santi Caterina e Bartolomeo”, per la cui realizzazione l’autore prese ispirazione dall’affresco nella vecchia Chiesa di Santa Caterina e poi San Bartolomeo abbattuta da Orazio Spada dopo la costruzione della nuova al di fuori le mura.

Per ulteriori informazioni e prenotazioni (entro le 12 di venerdì 14 febbraio):
349.4135041 – 329.2081122 – 347.9547058

fonte: Orvietonews.it

Condividi su