Agosto – Il piatto perduto

Un tuffo nel passato, un intero paese in fibrillazione gente che va e gente che viene ed un dolce profumo che attraversa tutti i vicoli dell’antico borgo medievale. Questa è “Alla ricerca del piatto perduto” manifestazione che ogni anno puntualmente da un po’ di tempo a questa parte anima le serate agostane di Monterubiaglio.

Un tuffo nel passato in piena regola una goliardica rivisitazione culinaria che fedelmente mani sapienti riproducono facendo attenzione ad ogni minimo dettaglio. Si torna a più di cinquanta anni fa quando nei giorni di festa le massaie davano sfogo alla loro inventiva accontentando tutti grandi e piccini con le loro semplici ma succulente portate.

Erano queste le occasioni in cui ci si ritrovava tutti insieme per il meritato riposo dopo giorni e giorni di duro lavoro.

Già il lavoro quello nei campi nelle vigne negli uliveti che abbelliscono il dolce declivio monterubiagliese anche lì il sudore e la fatica si mescolavano alla gioia dell’incontro conviviale attorno alla tavola imbandita. Così si spiega questa antica ma sempre attuale riproposizione che la Pro- loco e l’intera cittadinanza portano avanti con sacrificio e soddisfazione. Orgogliosi quindi di sventolare una bandiera quella della tradizione sempre viva in tutti noi anche nell’era della globalizzazione e dello slow food.

Ma dopo questo elogio campanilistico al mio paese niente di male visto che siamo sul sito a lui interamente dedicato è ora di
allettare i palati anche quelli più sopraffini e difficili. Dopo un antipasto che definirlo tale è quasi un’eresia o dopo quella che è solo il preludio al trionfo della cucina nostrana “la tortuccia” che per chi non la conosce è pasta del pane stesa e fritta ecco i primi. La scelta non casuale cade su due momenti importanti della vita contadina che associava l’utile al dilettevole : la trebbiatura e la domenica giorno di riposo per chi durante la settimana sgobbava da mattina a sera. Giunio ci propone i suoi maccheroni con il sugo di pollo mentre il dì di festa offre gli gnocchi al sugo di castrato.

Il suono delle campane scandiva la giornata lavorativa sacro e profano si associavano ripetutamente ed uno dei contesti preferiti era proprio quello della tavola. Ricordo dei giorni di vigilia quando di mangiare carne era quasi sacrilego è il baccalà cotto ai carboni con i ceci mentre per gli altri giorni….. sicuramente va ricordata la tanto rinomata oca arrosto con patate il piatto per eccellenza della Sagra. Concludono questa stupenda e succulenta carrellata la “coratella d’agnello” e “la trippa “ portate che certamente non hanno bisogno di alcuna presentazione da gambero rosso. Per chi proprio non è tollerante a questo o quel piatto c‘è una specie di ancora di salvezza rappresentata dalla classica salsiccia.

Contorni a parte tutta la lauta cena sarà innaffiata dai Vini della Cantina Monrubio frutto del lavoro di intere generazioni che si alternano da sempre tra le vigne che tutto il Mondo ha imparato a conoscere. Che dire infine l’invito è rivolto a tutti a gustare l’intero menù ed a visitare il borgo medievale avvolto almeno per queste stellate serate da un’atmosfera un po’ più speciale