Il rilancio del vino di Orvieto. Riccardo Cotarella: “Basta divisioni”

ORVIETONEWS.IT : Progetti, idee, eventi, una pungente dose di critiche e la buona prospettiva di lasciarsi alle spalle le divisioni del presente e del passato sono stati gli ingredienti mescolati con sapienza nel giorno nuovo del vino di Orvieto. Probabilmente senza averci lavorato troppo – perché le coincidenze non sono soltanto un fatto temporale – tutto questo avviene nel giorno di Santa Rosa quando poche ore prima i facchini si univano nella grande fatica del trasporto della Macchina al grido “Tutti d’un sentimento”.

E “Tutti d’un sentimento” gli operatori e i produttori del vino orvietano, insieme ai ristoratori e agli albergatori, con la regia del Consorzio del Vino di Orvieto hanno stretto un patto per la rinascita dell’Orvieto Doc e della promozione del territorio. Un parterre critico e propositivo nella sua molteplicità di esperienze è stato coordinato dal Responsabile comunicazione del Consorzio, Patrizia Marin, che ha messo insieme: Marchese Piero Antinori – Marchesi Antinori; Fabio Vittorio Carone – Ruffino, Enologo, Responsabile Commerciale Vino Orvieto; Vincenzo Cecci – Presidente Consorzio Vino Orvieto; Fiammetta Fadda – Critico Gastronomico per “Panorama” e “Cucina Italiana”; Giuseppe Germani – Sindaco di Orvieto; Catiuscia Marini, Presidente della Regione Umbria, Antonio Paolini – Curatore Guida “I Vini de L’Espresso”, Enzo Vizzari Direttore Guide “I Vini e Ristoranti de L’Espresso”

Si parte con la Presentazione del Progetto. Serrata la tabella di marcia messa in campo da Patrizia Marin. Oltre al completamento della rotatoria lungo via Costanzi con l’apposizione del calice che connoterà Orvieto come un luogo “di-vino”, sono previsti eventi periodici con i grandi nomi del settore. Da Bruno Vespa a Giorgio Calabrese, da Oscar Farinetti a Luciano Ferraro, da Fiammetta Fadda a Marcello Masi, da Luciano Pignataro a Patrizio Roversi. E ancora: Attilio Scienza, Rocco Tolpa, Enzo Vizzari, Mario Morcellini e Riccardo Cotarella, coordinatore del comitato scientifico. Tra settembre e ottobre, la vetrina di Eataly. A novembre, spazio ai sommelier. E poi: Ujw, incoming giornalisti e partnership con Iulm Milano.

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Poi è la volta delle istituzioni. Al saluto di rito, Giuseppe Germani, lega le sue considerazioni sul settore enologico orvietano che, secondo il primo cittadino della Rupe: “Necessità di grandi innovazioni”. Per questo la “nascita del Palazzo del Vino vuole rispondere a questa esigenza. Un progetto che vogliamo costituire partendo dal Consorzio, dalla Strada del Vino, dai Sommelier, con una programmazione di eventi e iniziative”. Non scontati i ringraziamenti per il presidente del consorzio Cecci e la famiglia Cotarella, Renzo e Riccardo: nomi che ricorreranno più volte durante la girandola di interventi.

Dal vino alla cucina, dall’arte all’artigianato, il progetto vuol essere un Nuovo Rinascimento per l’Orvieto e per Orvieto”. Dice il Presidente del Consorzio, Vincenzo Cecci. “In questo percorso – aggiunge Cecci – è essenziale riposizionare il nostro vino nello scenario internazionale. Il claim è semplice ma ambizioso, non vogliamo essere soli in questa operazione”..

Per comprendere il peso umbro del Vino di Orvieto la presidente, Catiuscia Marini, parte dai numeri ricordando che “Il 52 per cento dei vini prodotti in Umbria, arriva da questo territorio”. A ragione di questa consistenza la Governatrice dell’Umbria ricorda che “Ci sono risorse pubbliche consistenti da indirizzare verso la promo-commercializzazione del vino. Questo progetto straordinario per Orvieto significa un ritorno degli sforzi imprenditoriali, per tutti noi è una scommessa: valorizzazione del contesto territoriale, riconoscibilità delle città e delle sue eccellenze, numeri in termini di occupazione e prodotto interno lordo”.

A chiudere gli interventi istituzionali è l’Onorevole, Luca Sani, presidente della Commissione agricoltura alla Camera che annuncia il varo “tra due settimane” del “Testo unico per la coltivazione del vino”. Un lavoro “Ciclopico” come lo definisce Sani, fondato sulla “Consapevolezza di innovare e investire in un settore fondamentale per l’economia agricola italiana”.

Il primo tecnico a rompere gli indugi è Fabio Vittorio Carone di Ruffino, ma vicepresidente e responsabile commerciale del Consorzio Vino Orvieto. “Dobbiamo fare in modo che i grandi nomi non abbandonino la nostra doc – dice Carone -. In Consorzio stiamo lavorando bene, con lo spirito giusto. Insieme dobbiamo lavorare sulla qualità e sui numeri perché non possiamo permetterci di perdere altre fette di mercato. Tutti quanti dobbiamo capire e lavorare quel fine aumentare acquirenti. Ma dobbiamo anche investire e sono convinto che ormai ci sono tutte le caratteristiche e le condizione per portare l’Orvieto ad essere anche uno spumante”.

A guardare lontano è il Marchese Piero Antinori. “È arrivato – ha detto – il momento di riacquisire notorietà, prestigio, leadership. Questa giornata segna un punto di ri-partenza, occorre la consapevolezza che il territorio ha dato molto a tanti. Ora, abbiamo il dovere restituirgli qualcosa.Come fare? In questi casi non esiste la bacchetta magica, l’importante è la consapevolezza che si debba andare insieme verso questo traguardo. Solo in questo modo si raggiungerà l’obiettivo”.

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Dalla parte dei “critici” l’esordio è toccato al curatore guida “I Vini de L’Espresso”, Antonino Paolini. “Oggi è una giornata d’inizio e nelle giornate d’inizio è sempre bello dire di esserci stati. Il progetto mi convince perché ha l’ambizione di cambiare e di innovare, perché se c’è una cosa che si può dire dell’Orvieto è che di vecchie glorie si rischia di morire gloriosamente”. Un’analisi schietta ricordando che “L’Orvieto è stato tra i primi ad innovare già dai tempi degli etruschi, poi si è adagiato. Ora deve riprendersi la centralità che gli spetta come brand nelle principali manifestazioni umbre. Quel calice va riempito di identità, va reso luogo”.

La storia del territorio, della cucina, unita a quella del vino è la “ricetta” proposta e accolta con consistenti applausi da Fiammetta Fadda critico gastronomico per “Panorama” e “Cucina Italiana”. Partendo dalle poche righe del 1931 spese dalla guida del Touring per dire che a Orvieto era fermo nel suo tempo, Fiammetta Fadda dice con grande spirito propositivo: “Quello che un tempo era uno svantaggio oggi è per Orvieto un grande valore aggiunto”. Non a caso, fa notare Fadda: “Il Financial Time ha definito questo territorio la nuova Toscana, come un luogo intatto e tutto da scoprire. Ed è in questi luoghi che vuole costruire la sua esperienza enogastronomica un pubblico giovane, attivo, dal palato curioso e alla ricerca della genuinità che qui a Orvieto trova la sua massima espressione nei prodotti verdi, nelle carni, con una cucina che ha una storia da raccontare su ogni piatto. Storie da raccontare come quelle del vino che si accompagna ad ogni piatto. Un tesoro che va sfruttato anche con eventi e proposte. Perché non pensare di organizzare una festa della fioritura della vite nella primavera”.

Prima degli onori di casa di Riccardo Cotarella, la bacchettata sulle nocche arriva da Enzo Vizzarri, direttore guide “I vini e ristoranti de L’Espresso” che nell’esaltare il futuro di Orvieto e dell’Orvieto non manca di regalare un sarcastico grazie agli errori che hanno relegato a comparsa enologica il vino di Orvieto. “Bravi per quello che avete fatto, perché in questi anni vi siete fatti scappare dalle mani fama e ricchezza – ha detto Vizzarri – Negli anni siete state capaci di far sparire Orvieto dalle carte dei vini dei ristoranti italiani. Un danno tremendo in termini di immagine che ha portato l’Orvieto ad avere un ruolo marginale nel mercato italiano del vino. Era necessario e vitale che qualcuno si mettesse in testa di recuperare questa situazione e devo dire che il progetto che si presenta oggi può iniziare a risolvere il problema. Un progetto, va detto, non è solo di comunicazione ma soprattutto di marketing territoriale, perché ormai oltre al vino va prodotto il territorio. Per promuovere il territorio bisogna metterci tutti il giusto impegno, perché non dobbiamo nascondere il fatto che la buona parte delle strutture ricettive di questo territorio non sono adeguate al progetto che si propone. Ed anche qui, in qualche modo, occorrerà lavorare, come si deve lavorare per il brand, per gli eventi, per la segnaletica e per tante altre forme di marketing-comunicazione necessarie a rilanciare Orvieto”. Infine, rivolgendosi alle istituzioni, Vizzarri dice: “Questo progetto non si fa soltanto con le risorse del Consorzio, ma con l’importante e consistente apporto di risorse da parte delle istituzioni”.

Parole che segnano quelle di Vizzarri, ma non meno quelle che seguono e pronunciate da chi è stato più volte chiamato ed elogiato per l’impegno che sta mettendo nella rinascita del vino di Orvieto, ovvero Ricacrdo Cotarella.

E’ bello ascoltare questi pezzi da novanta parlare e promuovere il nostro territorio – dice Riccardo Cotarella -. Anche quando usano parole forti come quelle di Vizzarri: perché la chiarezza non solo deprime, ma sveglia. E’ bello vedere questa platea qui a Orvieto da sempre madre di forti contrapposizioni ideologiche. E’ vero, abbiamo perso tempo, perché a Orvieto in questi anni siamo stati sempre pronti a denigrare l’amico o il collega perché non si accettavano successi altrui. E in questo mi ci metto pure io. Ora è venuto il momento di dire basta a queste contrapposizioni perché sono state la nostra rovina e non so se riusciremo a rimarginare tutte queste ferite”.

Un passato che deve rimanere tale perché, secondo Cotarella: “Dobbiamo ammettere i nostri errori e lavorare per non ripeterli. Oggi lo stiamo facendo con entusiasmo e prospettiva, con un progetto che ci fornisce tutti gli strumenti per ripartire. Su questa strada abbiamo lavorato in questi mesi con il presidente del Consorzio con il Sindaco e su questa strada bisogna continuare a lavorare con il sostegno delle istituzioni”. La ricetta territorio-vino affascina Cotarella che rivolgendosi alla presidente Marini segnala: “Che nessun altra città in Umbria vanta qualità e numeri che esprime da sempre la ristorazione di Orvieto”.

Un patrimonio di qualità che va trasmesso al mondo e va offerto alle nuove generazioni orvietane. “Di fronte a questo progetto– conclude Cotarella – abbiamo un impegno ancora più grande ed è quello verso i giovani che stanno lavorando da tempo nel mondo del vino. Loro sono la nostra forza e a loro dobbiamo dare una prospettiva diversa da quella che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Dobbiamo cambiare e lasciarci alle spalle gli esempi negati lavorando tutti noi insieme, costruendo quel sistema di professionalità che sono sicuro farà rinascere il nostro amato vino di Orvieto”.

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